In ognuno di noi soggiorna un lato oscuro, con il quale forse è meglio dialogare, perchè se troppo a lungo volutamente ignorato, esso può diventare prepotente e pericoloso...

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giovedì 6 giugno 2013

Mi fermo a guardare il mondo


Al di là della pubblicazione, scrivere è un atto liberatorio. È espressione della propria creatività, è libera manifestazione di pensiero, a volte così libera da non renderci conto di cosa ci sia dietro alle parole che abbiamo messo sulla carta. Se scriviamo per noi stessi, può essere anche terapeutico. Io sono convinta che sia necessario dialogare con la parte oscura di noi. Tutti ne abbiamo una, e non dobbiamo lasciarla sola, relegata in un angolo. È meglio parlarci, confrontarci con lei. Se ci risulta ostico e difficile, scrivere può aiutarci. Scrivere per gli altri, però, è un passo di grande apertura. Si impara ad essere molto ricettivi e a sviluppare la capacità di osservazione, essenziale per poter scrivere delle buone storie. Gli altri diventano i nostri primari soggetti d'interesse, fonte di ispirazione. Tutto ciò che ci circonda acquista nuovi aspetti, nella mente di uno scrittore: lo stimolo per un nuovo racconto può trovarsi anche in una conversazione fra due sconosciuti su un autobus. Inventare e scrivere storie aiuta ad aprire gli occhi sul mondo: li devi proprio allargare, fino a farli diventare enormi, e sporgerli, per vedere in panoramica. Spesso ci limitiamo a guardare soltanto davanti a noi, per pigrizia o per la fretta, ma se ci alleniamo ad ampliare la nostra visuale scopriremo molte cose. È sufficiente cominciare a prestare più attenzione, magari su meno dettagli per volta, però in modo più esauriente. L'importante è cogliere gli aspetti meno evidenti, i particolari più insoliti e bizzarri. E per far questo, è bene fermarsi. Lasciamo correre il mondo e fermiamoci a guardarlo-

giovedì 27 settembre 2012

Ispirazione e felicità

Stamattina pensavo alla relazione che passa tra la vena creativa e lo stato di gioia. Sto vivendo un momento di particolare felicità della mia vita e mi sono resa conto che la tastiera mi attrae molto meno. E non è soltanto una questione di impegni che lasciano meno spazio alla scrittura, è proprio una mancanza di ispirazione. Sottolineo che, a mio modo di vedere le cose, lo scrittore si concentra e si impegna nella sua attività anche quando non si sente particolarmente ispirato, perché sempre di un lavoro si tratta, e si lavora anche quando si ha voglia di andare a spasso. E c'è da dire che ora non ho modo di essere costante nella mia attività. Ma quel che mi son chiesta più profondamente stamattina è:
può uno stato di gioia e benessere riempirti l'anima e non permetterle di indagare sui turbamenti umani? È dunque possibile che uno scrittore di storie inquietanti arrivi a un blocco se è felice e appagato? Poi mi sono risposta: se fosse così, Stephen King sarebbe un infelice cronico, tormentato, angosciato e depresso, e io ho sempre avuto l'impressione che non sia così...! SHINING!!!!!!!!!!!!